|
La piccola Polly.*
Un giorno la piccola Polly Nomial stava passeggiando
per un campo di vettori quando si trovò sul bordo di una grande
matrice singolare. Polly era ormai convergente e la madre le aveva fatto
promettere come valore assoluto che non sarebbe entrata in un array senza
aver su le sue parentesi. Polly tuttavia, che quel giorno si era cambiata
le variabili e si sentiva spinta a un comportamento irregolare, ignorò
quelle condizioni considerandole non necessarie e si inoltrò negli
elementi complessi.
Righe e colonne la avvolgevano da tutti i lati. Tangenti sfioravano le
sue superfici; ella divenne sempre più tesa. Improvvisamente due
rami di un'iperbole la toccarono in un punto unico. Ella oscillò
violentemente, perse ogni senso di direttrice e andò completamente
a divergere. Nel girare un angolo, inciampò in una radice quadrata
che sporgeva dal terreno e finì a capofitto lungo un ripido gradiente.
Quando si differenziò di nuovo, si trovò sola, apparentemente
in uno spazio non euclideo.
C'era qualcuno che la guardava. Quel fine operatore Curly Pi, spiava il
suo prodotto interno. Mentre i suoi occhi divoravano le sue coordinate
curvilinee, un'espressione singolare attraversò il suo volto.
[...]
Non ci fu pietà perché Curly era un operatore di Heaviside.
Egli integrava per frazioni parziali. La bestia complessa fece tutto il
circuito e un'integrazione al contorno. Che indegnità. Essere multiconnessa
alla sua prima integrazione. Curly continuò a operare finché
non si sentì completamente e assolutamente ortogonale ...
Quando Polly tornò a casa, quella sera, la madre notò che
era troncata in diverse parti ... Man mano che i mesi passavano, Polly
cresceva monotonicamente. Alla fine generò una piccola funzione
patologica, che spargeva surdi dappertutto.
* Tratto
da G.Lolli, Il riso di Talete.
|