Ho chiesto agli studenti del corso di trovare, nella realtà a loro prossima, nella vita di ogni giorno, notizie dei rappresentazione e di scriversi sopra un articolo. Eccone alcune:

 

NOTIZIA DI RAPPRESENTAZIONE

“AUTOSTOP STUDENTESCO”

di Ilaria Barchiesi 

Sono le dieci del mattino. L’autobus in Piazza Garibaldi è pronto a salire a Colleparco, destinazione Università degli Studi.

Gli studenti affollano, come ogni mattina, questo mezzo: chiacchiere, brusio di sottofondo, sguardi pensierosi…è cominciata una nuova giornata.

Chi vive a Teramo, forse non sa , che molti studenti l’autobus non lo prendono più da molto tempo. Forse perché hanno smesso di frequentare le lezioni giornaliere? No, risposta errata.

A lezione ci vanno, ma preferiscono usare un modo più veloce per arrivare sul “colle del sapere”: puntare il pollice verso l’alto e fare l’autostop.

Generalmente, i posti dove le macchine potrebbero fermarsi sono due: prima o dopo il ponte Michelangelo. Piccoli gruppetti di persone che sperano di raggiungere l’università e trarre un sospiro di sollievo a chi decide di fermarsi e dare uno “strappo” motorizzato. Evitare, così, il caldo soffocante dell’autobus e mettere da parte i soldi del biglietto, che potrebbero essere utili per qualche altra spesa. E poi, sinceramente parlando, perché no? Conoscere persone e socializzare insieme, organizzare magari per qualche serata al karaoke?!

Non tutti conoscete questa realtà, eppure chiedete in giro….uno studente su cinque è pronto ad alzare un pollice pur di non salire su quel mezzo di trasporto pubblico, che garantisce una buona dose di nervosismo quotidiano.

Il rischio potrebbe essere quello di non trovare nessuno disposto a impietosirsi a quelle facce che vorrebbero urlare: “Ti prego fammi salire”. Ma chi è deciso a non prendere l’autobus deve pur rischiare…è il meccanismo del “gioco”.

All’uscita dell’università ci sono più possibilità per riscendere: appostarsi nel parcheggio e chiedere al proprietario della macchina un piccolo gesto di solidarietà: un passaggio per Piazza Garibaldi!!

 

 

<< UN VIAGGIO SENZA FINE….>>. Vita da pendolare

di Carmela Di Domenico

 

“Casa dolce casa”… mica tanto, dopo quattro-cinque ore di viaggio.

A volte anche sei, dipende se c’è il sole, il vento o la neve; se il macchinista è assonnato o scattante; se il conducente del pullman è affamato ed ha fretta di arrivare al primo bar di sosta o si è ricordato la scatola delle ciambelline glassate.

Questo perché, per raggiungere il mite teramano, noi poveri abruzzesi confinanti con il Molise, dobbiamo affrontare una vera e propria odissea, senza sapere con precisione quanto potrà durare il nostro viaggio.

Dopo tre anni di Università, ho appreso che l’unica cosa certa è la partenza, dopo la quale può accadere qualsiasi cosa. I collegamenti scadenti, le lunghe attese, ma soprattutto quegli inopportuni ritardi, che per soli cinque minuti sono in grado di far saltare un normale programma di viaggio, rendono l’arrivo a Teramo davvero preoccupante; basta un controllo della polizia con i cani anti-droga, una cinquecento che non permette il sorpasso o un animale sui binari a stabilire che il viaggio durerà quasi mezza giornata. In realtà, il viaggio dovrebbe durare tre ore, due di pullman, quello che collega Napoli a Pescara, passando per Castel di Sangro, Sulmona e Chieti (almeno nelle tappe obbligatorie del mio transito) ed una di treno, nel tratto Pescara-Teramo. Ma ciò costituisce un viaggio idealtipico, poiché nella pratica ci sono attese che vanno dai 45 min. alle due ore aggiuntive al reale tempo necessario a collegare l’Alto Sangro al teramano. Soprattutto per il ritorno a casa, le possibilità offerte sono sconfortanti, poiché il povero viaggiatore deve scegliere tra un’attesa di circa due ore alla stazione di Pescara, con tutti i pesantissimi bagagli e tra un percorso interamente su rotaie che lo obbliga a sopportare, per l’ultimo tratto di soli 40 km, un’ora e trenta circa di viaggio.

Ma queste estenuanti traversate nella stagione estiva sono perlomeno sopportabili: attendere al sole il collegamento migliore e successivo può essere noioso, ma non disumano come invece accade con le temperature rigide.

Proprio durante la stagione invernale, se nel mite teramano qualche timido fiocco rallegra i cuori dei cittadini, nelle zone montagnose del comprensorio sangrino metri e metri di neve bloccano il traffico per ulteriori due-tre ore: è già accaduto a noi studenti di rimanere nella bufera, affrontando un viaggio terminato oltre l’ora di cena, ma iniziato nella mattinata. E’ sconfortante pensare che studenti del Salento impiegano meno di noi che ci troviamo nella medesima regione! Motivo per il quale, molti hanno rinunciato alla scelta di questa sede universitaria.

Eppure la nostra odissea ha almeno un aspetto positivo: ha contribuito - insieme ad altre motivazioni - a non rendere il tratto ferroviario Castel di Sangro-Sulmona un binario morto, così come molte politiche locali avevano prospettato.

PICCOLA REALTA’ QUOTIDIANA: LA MENSA

di Rosangela Cortese

 

“Vado a mensa o mangio a casa?” è la domanda a cui molti studenti dell’università di Teramo cercano quotidianamente una risposta. Il motivo è di facile comprensione: la nostra mensa universitaria, sita in Viale Crucioli, non soddisfa i canoni minimi di un servizio di ristorazione quanto meno decente.

Se si dovessero assegnare le fatidiche “stelle” per cui i grandi ristoranti pagherebbero oro, dovremmo ricorrere ai numeri negativi! E’ pur vero che si tratta di una semplice mensa, ma non per questo il livello dei pasti deve essere inferiore al giudizio di mediocrità.

L’affollamento quotidiano, però, riuscirebbe a fare concorrenza ad un McDonald’s in pieno centro cittadino nell’ora di punta.

Il paragone è chiaro e semplice: la maggior parte degli studenti va a mangiare a mensa per comodità, per questione di tempo e soprattutto perché la considera, non tanto un punto di ristoro, quanto un ottimo luogo di socializzazione. Inoltre non bisogna sottovalutare la presenza degli studenti che hanno a disposizione il pasto gratuito grazie alla borsa di studio e, pur di risparmiare qualcosa e “sfruttare” in pieno questo diritto, decidono di usufruire di questa opportunità. 

E’ proprio tra i tavoli della mensa che vengono fuori i forti disappunti verso il servizio; è tra un discorso e l’altro che si notano i piatti lasciati mezzi pieni perché non graditi: pasta scotta, sugo acido, patate e piselli crudi sono alcuni dei più classici esempi  del mangiare quotidiano.

Si potrebbe controbattere pensando che la maggior parte dei commensali abbia il cosiddetto “palato fine”, ma a ben vedere, tutti gli studenti sono di “bocca buona”, si accontentano di poco, purché sia mangiabile.

Sarà colpa del cuoco?

 

CARO VICINO DI CASA….. 

di Sara Costantino 

 

I rapporti con il vicinato, si sa, non sono mai stati facili da mantenere. Soprattutto all’interno di un condominio “il quieto vivere” viene spesso messo a dura prova dalle frequenti sfuriate tra condomini e a poco servono i regolamenti.

Figuriamoci poi se tra questi sono presenti anche degli studenti universitari il cui nome spesso evoca tanto strani quanti infondati timori. Ma come la mettiamo quando sono proprio gli “universitari” a lamentarsi del loro vicino?

E’ quello che accade più o meno ogni notte, da Settembre, al terzo piano di viale Crucioli 53.Qui abitano quattro giovani studentesse universitarie le quali ogni sera, a partire dalle 23:30 fine a notte inoltrata, devono fare i conti con la televisione degli inquilini del piano di sotto.

Si tratta di un’insospettabile famiglia composta da due anziani genitori che abitano con le loro figlie: di giorno non si sente alcun rumore e l’appartamento sembra essere disabitato, ma di notte magicamente sembra ripopolarsi creando disagio e fastidio alle malcapitate ragazze del piano di sopra.

“E’ diventata una situazione insostenibile, ogni notte si ripete la stessa storia” afferma Sara una delle studentesse coinvolte “il volume è talmente alto che supera quello delle nostre televisioni.  Ormai sembra quasi che lo faccia apposta per farci un dispetto e tenerci sveglie tutta la notte”.

“Abbiamo avvisato anche il nostro padrone di casa in modo che parlasse con la signora, ma anche questo sembra non essere servito a risolvere il nostro problema. E’ davvero incredibile!” dice Rosangela l’altra studentessa del terzo piano.

La “battaglia”  continua con tutti i mezzi a disposizione … se necessario, fino alle vie legali.

EURO: GLI STUDENTI DEVONO PAGARE CARO

carla di gianvincenzo

 

La realtà economica italiana è decisamente cambiata da qualche anno a questa parte. Con l'ingresso dell'Euro il costo della vita è raddoppiato. Non è difficile per chi scrive, studentessa fuori sede iscritta alla facoltà di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, accorgersi di tali cambiamenti. La vita da studentessa è solo uno dei punti dai quali osservare questa realtà. Oggi, a differenza di qualche anno fa, studiare fuori è diventato un grande problema. Molti studenti per fronteggiare, seppur in minima parte, il tasso d?inflazione che negli ultimi anni ha comportato un alleggerimento delle nostre tasche, s?impegnano svolgendo saltuariamente piccoli lavori per guadagnare qualcosa. Tra le ragazze vanno per la maggiore attività quali promoter presso i supermercati e gli ipermercati, cameriere nei pub, baby sitter, i ragazzi invece si adoperano perlopiù come P.R. per le discoteche e camerieri nei ristoranti. Anche l?Università offre la p ossibilità agli studenti di svolgere un lavoro part-time. Attraverso un bando di concorso l?Università stabilisce un numero di persone alle quali dare l?opportunità di svolgere attività di collaborazione nei servizi didattici, di tutoring e di biblioteca, per un totale di 150 ore. Una buona occasione, questa, anche per imparare a lavorare in un ufficio e sperimentare le proprie capacità comunicative. Ma gli studenti universitari s'ingegnano continuamente per trovare ulteriori espedienti: C'è, ad esempio, chi rinuncia alla macchina e fa l'abbonamento ai mezzi pubblici per economizzare sulla benzina, i cui costi sono in continuo aumento. E poi ancora chi riempie i propri carrelli della spesa ai discount, dove i prezzi dei prodotti sono nettamente inferiori a quelli offerti dai grandi supermercati. Anche gli appartamenti sono divenuti un problema, il canone d?affitto è aumentato ma la qualità è rimasta invariata: i palazzi sono vecchi, l'arredamento alquanto povero, ma nonostante questo i proprietari sembrano essere piuttosto esigent i in termini di prezzi. Non dobbiamo dimenticare coloro che hanno ridotto, o addirittura chi più coraggioso ha eliminato definitivamente, il vizio del fumo. E' questo forse uno dei pochi vantaggi, se non l?unico, derivati dalla crisi economica. Come se non bastasse, a rendere ancora più dispendiosa la vita degli studenti teramani è la scarsa offerta per ciò che concerne la sfera dei divertimenti: i ragazzi sono costretti a spostarsi in zone limitrofe, che presentano una più vasta scelta.